3×3 CIAK – CHAT – TREK, dal 6 ottobre riflessioni su risorse e stili di vita

il: 2 ottobre 2017
Venerdì 6 ottobre alle ore 18.30 presso la Sala Spazio Alpino della SAT, in Via Manci 57 a Trento, parte il progetto 3×3 Ciak-Chat-Trek, che le associazioni trentine Yaku, Humus e Richiedenti Terra offrono: tre appuntamenti ognuno con un film, una dibattito e una passeggiata, per riflettere sulla difesa delle risorse, dell’ambiente, sui nostri stili di vita.

Ciak: Si parte con Yaku e “Dighe ed idroelettico: la difesa dell’acqua dalle Ande alle Alpi” e la visione del film DamNation  di Ben Knight, Travis Rummel (Stati Uniti / 2014 / 87′), già ospite dell’ultimo Trento Film festival: una riflessione sulla costruzione delle grandi dighe, e le conseguenze sull’ambiente.

Chat: Seguirà un dibattito che ci porterà dagli States alle Ande, con i racconti della costruzione delle grandi dighe in America latina, verso il Forum MOndiale Alternativo dell’Acqua del Brasile 2018, fino alle nostre Alpi, con l’annosa questione del microidroelettrico sulle Alpi: ce ne parleranno gli esperti di  Mountain Wilderness e CIPRA Italia. 

Trek: Domenica 8 ottobre poi, l’iniziativa prevede una camminata in Val di Sole, con esperti ed accompagnatori, per respirare la sacralità delle nostre montagne, riflettendo sulle politiche, sulle minacce, sul futuro, che queste madri delle acque si meritano. Le informazione per la camminata verranno date durante il venerdì 6 ottobre, in occasione della conferenza, e poi ribattute sui nostri siti.

le dighe nel mondo

Uno degli attacchi più pericolosi alle nostre riserve idriche proviene proprio dal loro utilizzo per la produzione di energie. L’energia idraulica costituisce il 90% dell’elettricità in 24 paesi. Ai primi posti di tale dipendenza energetica troviamo: la Norvegia con il 99%, lo Zaire con il 97% e il Brasile con il 96%. La costruzione di centrali idroelettriche si concentra oggi nei paesi latinoamericani e nel Sudest asiatico. Gli impatti delle centrali idroelettriche sono molteplici. Uno dei più gravi consiste nello sfollamento forzato di 40 – 80 milioni di persone in tutto il mondo. Tali opere, inoltre, intaccano e trasformano i fiumi del mondo, distruggono gli ecosistemi e riducono drasticamente le risorse pescherecce. Un altro impatto è costituito dal moltiplicarsi dell’indebitamento dei paesi poveri e la completa iniquità nella distribuzione dei costi e benefici. Le conseguenze sull’ambiente prodotte dal movimento del suolo e la sua interferenza diretta con il ciclo dell’acqua, vanno dalla contaminazione acustica, l’aumento di materiale particolato nell’aria, le inondazioni di terreni idonei all’agricoltura e al pascolo e dei boschi naturali, sino ad uno squilibrio totale degli ecosistemi. Tutto ciò causa lo sfollamento di massa dei popoli indigeni il cui stile di vita si basa sostanzialmente sulla relazione armoniosa con la natura. L’edificazione di grandi dighe, insomma, interferisce in modo diretto con il ciclo dell’acqua, causando gravi conseguenze a livello territoriale. Tutto questo si traduce in complicazioni dirette per la vita delle popolazioni indigene, la cui visione del territorio come un tutto integrale (terra, acqua, cielo e sottosuolo) lo definisce come lo spazio dove sviluppare le proprie attività produttive, la propria economica, la propria organizzazione politica, la propria cultura. Il proprio passato, il presente e il futuro. La propria identità. La costruzione di grandi dighe è inoltre collegata alla privatizzazione dell’acqua, poiché tanto la costruzione quanto la gestione di tali opere sono affidate a imprese multinazionali.

In America latina negli ultimi anni è cresciuto l’interesse delle imprese cinesi per la costruzione di centrali idroelettriche a. A breve la Cina si impegnerà ad investire 50.000 milioni di dollari in una serie di grandi progetti in cui avrà un ruolo di primo piano la Banca centrale cinese insieme alle multinazionali impegnate in ambito energetico, minerario e in quello delle grandi infrastrutture.  Tra gli addetti ai lavori sono in molti a pensare che, dal punto di vista economico, nel medio periodo la Cina andrà a rimpiazzare gli Stati Uniti. Tra i paesi che vantano una stretta relazione con Pechino c’è l’Argentina, a partire dai 4.700 milioni di dollari destinati al progetto delle dighe Kirchner e Cepernic di Santa Cruz. Queste centrali idroelettriche rappresentano il maggior investimento della Cina in America Latina. Inoltre, a livello di affari, la multinazionale cinese China National Offshore Oil Corporation è divenuta la seconda nel paese, dietro soltanto alla statale Ypf. Non finisce qui. Secondo l’impresa argentina Electroingenierìa e il suo manager, Mariano Musso, che gestisce e supervisiona l’intero progetto, le dighe Cepernic e Santa Cruz apriranno le porte ad almeno seimila posti di lavoro per gli argentini, altri dodicimila nell’indotto e, nel giro di pochi anni, la Cina si trasformerà in uno dei principali fornitori di energia elettrica dell’Argentina. Per quanto riguarda il desplazamiento che provocheranno le nuove dighe tutti fanno orecchie da mercante, come del resto avviene in Colombia, dove contadini, indigeni e pescatori artigianali ogni giorno si battono per scongiurare la costruzione di centinaia di centrali idroelettriche sui loro territori. Anche in Colombia, il vero obiettivo che si cela dietro le grandi opere idroelettriche non è la mancanza di energia del paese, quanto il suo sfruttamento dell’energia per l’estrazione mineraria e quindi per l’interesse privato delle transnazionali.

Uno riflessione che partirà dalle attività di Yaku in America latina e che si ricollegherà alle nostre Alpi, con il microidroelettrico e la posizione di associazioni e gruppi per la montagna, che da tempo esprimono critiche e propongono alternative: con Mountain Wilderness e CIPRA Italia, per affrontare i nodi legati alle scelte delle nostre politiche ambientali, sociali ed energetiche: L’energia idroelettrica rientra tra le energie rinnovabili. L’utilizzo dell’energia idroelettrica è privo di emissioni e non ha effetti negativi sul clima. Possono inoltre essere prodotti quantitativi di energia relativamente grandi. Cosa volere di più? Chi ha coscienza dei problemi ambientali non si accontenta di questo. Lo sfruttamento dell’energia idroelettrica comporta infatti anche grandi alterazioni e interventi a carico del sistema idrografico. Interi ecosistemi possono essere distrutti in modo irreversibile. Proprio nelle Alpi numerosi ambienti naturali o prossimi allo stato naturale sono stati negli anni scorsi distrutti dalla costruzione di centrali idroelettriche. L’energia idroelettrica è energia ecologica oppure no?

venerdì 6 ottobre presso la sala Sat in Via Manci 57, a partire dalle 18.30

Domenica 8 ottobre poi, l’iniziativa prevede una camminata in Val di Sole, con esperti ed accompagnatori, per respirare la sacralità delle nostre montagne, riflettendo sulle politiche, sulle minacce, sul futuro, che queste madri delle acque si meritano. Le informazione per la camminata verranno date durante il venerdì 6 ottobre, in occasione della conferenza, e poi ribattute sui nostri siti.

info: www.yaku.eu