Donne e Pace. Il caso Colombia sull’Atlante delle Guerre

il: 14 novembre 2017

Inizia con questa prima parte dedicata alle donne colombiane, la collaborazione per alcuni approfondimenti, con l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo.

Verso il 24 novembre con la conferenza internazionale patrocinata dal CIDU – Centro Interministeriale per i Diritti Umani con ospiti da Colombia, Tunisia, Paesi Baschi, per ragionare insieme sull’emergenza della criminalizzazione e delle uccisioni mirate verso difensore dei diritti umani ed ambientali, attiviste, leaders comunitarie.

Iniziamo da una storia, quella di Luz Marina

L’hanno chiamata guerrigliera, terrorista; l’hanno minacciata per anni. Ma Doña Luz Marina Cuchumbé, contadina del Cauca, nel Sud Ovest della Colombia, non ha mai mollato: questa donna minuta, madre di quattro figli e liederessa della comunità di San Antonio, ha lottato fino all’ultimo per il riconoscimento delle responsabilità del Governo colombiano nell’uccisione della sua giovane figlia. Una battaglia da Davide contro Golia, che però Marina ha vinto. Hortensia Tunja Cuchumbe – così si chiamava la primogenita di Luz Marina – aveva 17 anni quando l’8 di gennaio del 2006, alle tre del mattino, stava tornando a casa in motocicletta con l’amico Manuel. L’hanno trovata poche ore dopo nella boscaglia, freddata da alcuni colpi di mitra insieme al giovane compagno.

L’esercito colombiano che monitorava la zona con il battaglione Cacique Pigoanza aveva rivendicato l’azione e quando alla madre fu mostrato il cadavere della ragazza, tutto fu chiaro: Hortensia era vestita da guerrigliera, era stata freddata perché ritenuta un’integrante delle FARC – le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – che in Cauca avevano uno dei fronti di conflitto più caldi. “Notai gli stivali – racconta Luz Marina – aveva la scarpa destra sul piede sinistro e viceversa. Era evidente che l’avevano rivestita di fretta, per coprire il loro orribile crimine”.

Luz Marina Cuchumbé ha lottato come solo una madre può fare per non far insabbiare il caso e farlo riconoscere come un caso di “falsos positivos”, l’atroce pratica di ammazzare e travestire giovani ragazzi di comunità isolate e farli passare per guerriglieri. Sotto il governo dell’allora presidente della Colombia,  Alvaro Uribe, si calcola che siano stati almeno 4000 i casi di falsos positivos, ma per le organizzazioni per i diritti umani che si stanno occupando della sistematizzazione dei dati, le cifre possono raddoppiare. Doña Luz Marina Cuchumbé ha raggiunto lo scopo che si era prefissa: ricevere le scuse ufficiali dell’esercito colombiano. Che dopo otto anni dalla morte di sua figlia sono state pronunciate durante una toccante cerimonia nel luogo dove Hortensia era stata ammazzata. Una cosa che Doña Luz Marina Cuchumbé non si sarebbe invece aspettata era di essere convocata all’Avana, a Cuba, come rappresentante delle vittime civili e come una delle 140 donne che hanno partecipato alla scrittura degli Accordi del processo di pace fra Governo e FARC.

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Donne e Pace – Prima parte. Il caso Colombia