25 novembre senza se e senza ma: il piano è lottare

il: 25 novembre 2017

Provare a raccontare attraverso testimonianze dirette, le radici della violenza di genere connesse alla dimensione politica ed economica, che contribuisce a costruire una cultura di antivalori e in molti Paesi, a costruire forme di femminilizzazione della povertà: questa è stata la rassegna Donne in difesa di, che per tutto il mese di novembre ha indagato il cambiamento sotto la lente della visione di genere.

Il vento è cambiato , le pratiche, le parole, le esperienze raccontano di un protagonismo femminile che c’è sempre stato ma che finalmente trova la maniera di uscire allo scoperto. Le esperienze di Colombia, Etiopia, Kurdistan ci hanno fatto capire le diverse dimensione dell’essere donna combattente per i diritti e per la pace, le possibilità politiche di poter costruire dei cammini di trasformazione dei territori – come il confederalismo democratico e i movimenti femministi in Tunisia per la costruzione della democrazia.

QUI LA VIDEO INTERVISTA DI PATRIZIA FIOCCHETTI, SCRITTRICE E GIORNALISTA, CHE CI HA RACCONTATO A TENNA LOS CORSO 16 NOVEMBRE, LE RESISTENZE DEGLI ESERCITI FEMMINILI, IN ALCUNI PAESI DEL MEDIO OEIRNTE

IL FILO COMUNE è SICURAMENTE quello della necessità di cambiamento delle politiche economiche che si  basano un supposto sviluppo nell’estrattivismo e nei conflitti, anche attraverso l’impegno della cooperazione internazionale in difesa dei beni comuni, dell’acqua, dei diritti.

QUI IL VIDEO DI CENSAT AGUA VIVA E DI YAKU SUI PROGETTI DI ACQUEDOTTI COMUNITARI IN COLOMBIA

Con Tatiana Roa , ospite a Caldonazzo il 22 novembre, abbiamo parlato della connessione che esiste fra le donne delle comunità indigene ed afro ed il territorio: un legame culturale,  economico ma anche spirituale. O delle DONNE CON L’ACQUA, che vediamo nei nostri progetti di acquedotti comunitari. Di come le donne in Colombia si stiano ergendo a difesa dei territori affrontando fisicamente le imprese che invadono la loro vita e la distruggono. Ma di come tutto questo non significhi una nuova lotta per il potere – in mano alle donne invece che agli uomini – ma della visibilizzazione del potere di trasformazione delle donne, la valorizzazione di una visione della società differente rispetto all’impronta maschile della politica e delle istituzioni, che c’è sempre stata ma che non trova spazio.

Infine, abbiamo voluto parlare delle nostre responsabilità collettive, ma anche delle soluzioni: stiamo assistendo, secondo anche Francesco Martone, portavoce della rete In Difesa Di, la rete di associazioni di cui anche Yaku fa parte che si occupa di diritti umani, “ad un attacco ai difensori dei diritti umani che è ormai un’emergenza globale: i dati più recenti di Global Witness mostrano che il 2017 si avvia ad essere l’anno più sanguinoso in termini di uccisione di difensori della terra e dell’ambiente, oltre 150 casi già registrati ad ottobre di quest’anno. Secondo i dati raccolti da Michel Forst (Relatore Speciale ONU sui Difensori e le Difensore dei Diritti Umani, Michel), nel 2015-2016 sono stati documentati almeno 450 attacchi il 25% dei quali collegati ad imprese di nazionalità cinese, canadese, statunitense ma questa è solo la punta dell’iceberg, ed i dati vanno letti anche in connessione con la restrizione crescente degli spazi di agibilità per le organizzazioni non-governative registrata a livello globale.”

Le modalità di questa violenza si traducono con la criminalizzazione, l’omicidio, le intimidazioni e le minacce.

Questo sistema di oppressione politico-sociale non colpisce solo le singole persone ma si sta attraversando  l’intera società civile facendo emergere due fenomeni correlati: lo shrinking space e la criminalizzazione delle Ong che si occupano di tutela dei diritti umani. In una classifica globale, l’America Latina ospita il 52% dei casi di violenza citati sopra, ai danni degli human right defenders.  Spesso si tratta di comportamenti imputabili ad imprese che sfruttano la terra e le risorse naturali, testimoniando come la gestione dei territori sia oggetto spesso di interessi economici privati.

Nel suo rapporto finale presentato alle Nazioni Unite Michel  Forst ha denunciato la mancanza di responsabilizzazione e l’aumento degli attacchi ai difensori dei diritti umani, sottolineando l’urgenza di nuovi approcci per affrontare la situazione e dell’adozione di misure reattive e proattive. Una delle sfide principali per chi difende i diritti umani a livello locale è proprio rappresentata dagli interessi delle imprese.  Già nel suo rapporto precedente sugli Environmental Human Rights Defenders Forst ha espresso preoccupazione riguardo la complicità di imprese e attori del settore privato in vari casi di violazione dei diritti dei difensori dei diritti umani e delle comunità. In questo quadro tragico risultano ancor più colpite le donne che difendono i diritti umani, ad esempio il caso di Berta Caceres in Honduras, divenuta purtroppo un doppio simbolo della violenza contro i difensori dei diritti umani e della violenza contro le donne o Malalai Joya da anni perseguita e oggetto di diversi attenti per e sue posizioni e idee politiche.

QUI l’articolo di Yaku sull’Atlante dei conflitti e delle guerre che racconta come le Donne, protagoniste di azioni di resistenza e di denuncia, siano bersagli sempre più frequenti di violenza.

Il 24 novembre a Trento siamo stati insieme a:

Tatiana Roa – Censat Agua Viva, Movimento Rios Vivos Colombia 

Ouejdane Mejri, attivista tunisina, docente di Informatica al Politecnico di Milano e presidente dell’associazione Pontes. L’associazione PONTES Ricerche e Interventi (PONTES RI) nasce nel 2015 a Firenze come componente principale dell’azione della migrazione per lo sviluppo dell’associazione della diaspora tunisina PONTES. Dinanzi alla necessità della costruzione di nuove modalità di interazione tra i diversi attori della Cooperazione Decentrata tra l’Italia e la Tunisia, PONTES RI si propone di sviluppare progetti e azioni tra le due sponde del mediterraneo. Essi ambiscono a portare la diaspora tunisina organizzata in associazioni e in rapporto con strutture italiane operanti sul territorio, a divenire fonte di informazione e di relazioni per attività di cooperazione ed educazione allo sviluppo. Nel suo intervento ha raccontato il ruolo dei movimenti femministi durante la cosiddetta “primavera araba” e nel processo di transizione verso la nuova costituzione tunisina del 2014. Cosa significa essere donna e attivista e impegnarsi per un’ideale di uguaglianza di genere e giustizia sociale.

Itziar caballero, CEAR EuskadiPROTECCIÓN A DEFENSORAS DE LOS DERECHOS HUMANOS, che ha spiegato come l’obiettivo dell’associazione CEAR sia proteggere le difensore e i difensori dei diritti umani minacciati nella propria integrità fisica per le attività politiche che sviluppano nel proprio paese di origine, e quali azioni metta in campo il governo Basco.