A scuola in viaggio per mano ad un supereroe reale

il: 13 febbraio 2018

Si è concluso a gennaio il nostro percorso all’interno del progetto del Forum per la Pace “Supereroi reali”, che prevede la partecipazione di molteplici associazioni con un percorso di sensibilizzazione sulle tematiche degli obiettivi del millennio dell’ONU. Un lavoro svolto alla scuola elementare di Madonna Bianca, dove abbiamo sviluppato un percorso sull’acqua bene comune in collaborazione con due classi di terza elementare.

Un totale di sei incontri, tre per ogni classe, volti ad avvicinare bambini ed insegnanti  alla questione.

Per iniziare abbiamo scelto come strumento il teatro, pensando che fosse il metodo più efficace per avvicinare i bambini a questo mondo che spesso non è facile spiegare nemmeno ai grandi. In maniera molto semplice, ma con grande slancio da parte nostra, abbiamo teatralizzato in classe una storia: L’acqua e il mistero di Maripurauna fiaba di Chiara Carminati, dove i tre personaggi principali della storia, Beliano, Yaku e Bertita hanno portato i bambini ad immergersi nella loro piccola avventura. La fiaba racconta le vicende di un villaggio, Maripura, che potrebbe rappresentare un qualsiasi semplice villaggio ovunque nel mondo, dove la gente lavora la terra, vive dei suoi frutti e ne ascolta il ritmo. Maripura non abbonda di acqua, le terre sono secche, gli animali ne risentono e la gente fa il possibile per raccogliere quella poca acqua piovana che il cielo concede ogni tanto. Finché una sera Bertita, una bambina umile del paese, fa amicizia con Yaku, lo spirito dell’acqua, che stanco di viaggiare in lungo e in largo, decide di fare di Maripura la sua casa. Yaku dona agli abitanti del villaggio tutta l’acqua di cui hanno bisogno per vivere in armonia, sigillando cosi un patto: nessuno dovrà attingere dalla fonte di Yaku durante la notte. Maripura vive giorni di gioia e abbondanza, la gente danza, le piante fioriscono e gli animali ingrassano. Finché un giorno il furbacchione del villaggio, Beliano, spinto dal suo insaziabile spirito imprenditoriale decide di attingere alla fonte anche durante la notte. Beliano raccoglie l’acqua in una grande cisterna per poi rivenderla agli abitanti del villaggio. Ben presto la fonte si secca, il patto è stato infranto. Beliano comincia a vendere la sua acqua, fino al giorno in cui l’intera vasca da bagno diventa un unico blocco di pietra e l’acqua ingerita lo soffoca trasformandosi in sassi nella sua gola: chiunque avesse toccato la fonte d’acqua durante la notte, avrebbe perso la cosa più preziosa. È allora che Bertita, ormai grande, corre a cercare Yaku, pregandolo di riportare l’acqua a Maripura e salvare Beliano dalla sua triste sorte. Yaku, intenerito dalla bontà di Bertita acconsente, a patto che nessuno rompa mai più la promessa.

I bambini coinvolti nel progetto hanno empatizzato con i personaggi, dimostrandosi perfettamente in grado di estrapolare dalla fiaba la sua morale: l’acqua come bene prezioso essenziale per la vita, un bene comune uguale per tutti. La teatralizzazione ci ha portati al di là delle mura scolastiche, aprendoci le porte per una relazione di scambio con loro. Questi personaggi ci accompagneranno lungo l’intero percorso e saranno essenziali per introdurre gli incontri successivi.

Il secondo incontro infatti, inizia con un gioco che abbiamo chiamato il filo bludalla fonte alla foce. Una volta disposti in cerchio, ad ogni bambino è stato assegnato un elemento connesso all’acqua: pesci, rocce, alghe ecc..e con un filo di lana azzurro che si sono lanciati l’un l’altro, si è formata una rete in cui ognuno poteva sentire le tensioni dall’altro lato, sul nodo del filo fatto al proprio dito. Questa rete simboleggia l’interdipendenza fra tutti quegli elementi che in quel momento i bambini rappresentano. Un unico legame che ti lega a tutti gli altri. A questo punto arriva il nostro vecchio Beliano che, armato di un paio di forbici, taglia le connessioni, allentando la tensione tra i fili, fino a farla sparire. La rete quindi cade e i collegamenti cessano di esistere. Le nostre forbici rappresentano in maniera simbolica, tutti quegli ostacoli che impediscono il normale collegamento fra elementi: come può essere una diga, che ostacola la normale corrente di un fiume e ne diminuisce il suo corso.

Da qui il ragionamento sui beni comuni. Non c’è una definizione precisa per parlare di bene comune.

Un bene comune può diventarlo anche dal momento in cui un gruppo di persone decide che quello è un bene comune prendendosene cura in quanto tale. Per questo ci siamo limitati a dare solo alcune caratteristiche, secondo noi fondamentali per distinguerli: uguale per tutti, essenziale per la vita, soddisfa i bisogni primari. Dopodichè abbiamo proposto un gioco.

Proiettando le immagini sulla lavagna luminosa abbiamo posto la domanda: è un bene comune? Chiedendo loro di spostarsi fisicamente da una parte all’altra della stanza a seconda che la loro risposta fosse si o no. Nei due gruppi abbiamo stimolato la discussione e cercato di far si che sorgessero le motivazioni delle loro risposte. Nonostante la loro piccola età, i bambini sono stati in grado di sorprenderci, con le loro motivazioni e il loro slancio, chi più e chi meno come è naturale che sia, a prendere posizione. Non c’era risposta giusta o sbagliata, era un modo per avvicinarli al ragionamento su questa tematica molto ampia. Loro hanno però saputo individuare termini fondamentali alla discussione, come la questione economica e le necessità della vita quotidiana.

Arriviamo così al terzo e ultimo incontro conclusivo. Con loro abbiamo ripercorso quello che voleva essere il nostro racconto. Partendo dalla fiaba del primo giorno, passando dai giochi, arrivando fino alla presentazione del nostro supereroe. Ed è qui che che la teatralizzazione della fiaba ci torna utile un’altra volta. La nostra Bertita, la bambina di Maripura che difende il patto stretto con lo spirito dell’acqua Yaku, ci è servita ad introdurre la nostra supereroina reale Berta Caceres. Berta Caceres è stata un’attivista hondureña che si è battuta mettendo a rischio la sua stessa vita per difendere il fiume Gualcarque, una risorsa indispensabile per il popolo Lenca, il suo popolo; dalla costruzione di una diga. Abbiamo raccontato la sua storia, e ad ognuno abbiamo dato una maschera con il suo volto da colorare. Come simbolo del nostro percorso insieme abbiamo consegnato loro una coccarda di “guardiano dell’acqua”, che hanno preso con orgoglio e allegria.

La ricettività dei bambini è stata incredibile, il percorso ha dato i frutti sperati. Ce lo dimostrano i loro disegni, le loro poesie e il loro entusiasmo. Da anni Yaku interviene nelle scuole con piccoli percorsi di in-formazione perché crediamo che la scuola sia il posto in cui si sviluppano idee, le idee che un domani possono uscire dalle mura scolastiche e divenire qualcosa di più, possono diventare uno stile di vita. Stimolare il pensiero e la riflessione è per noi un passaggio fondamentale perché questo un domani possa diventare realtà. Viaggiare in mondi lontani per poi ricordarci di tornare a quelli vicini, per questo abbiamo intrapreso il piccolo viaggio a Maripura, perché tutti noi, anche i bambini nel loro piccolo mondo, possiamo essere un po’ come Berta, che difende l’acqua bene comune dai Beliano presenti nelle realtà di tutto il mondo.