America Latina e Caraibi in difesa dell’ acqua

il: 20 febbraio 2018

A un mese dall’inizio del Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua(FAMA), che avrà luogo dal 17 al 22 di marzo nel capoluogo brasiliano, paese sudamericano che ha subito di recente un colpo di Stato per mano della destra neoliberale rappresentata dall’illegittimo Michel Temer, si organizzano i preparativi guidati dalle autorità brasiliane ed internazionali, dell’evento che promuove il motto “acqua come diritto non merce di scambio”. In contrasto con le repressioni che attraversa in questo momento storico il paese latinoamericano, il FAMA risalta come spazio democratico volto a riunire organizzazioni e movimenti sociali che lottano in difesa dell’acqua come diritto fondamentale per la vita.

L’obiettivo di questo convegno mondiale, è unire la forze per riuscire a trasformare l’acqua in un diritto, soprattutto per le popolazioni che versano in situazione di indigenza, esclusione sociale e guerra. Coloro per cui l’acqua è un bene irraggiungibile a causa dell’invadenza di interessi commerciali delle multinazionali, che sviluppano il loro potere economico, politico e militare favorendo la restaurazione della linea conservatrice nella regione, tramite colpi di stato e altre strategie appartenenti al modello noeliberale.

In contrapposizione all’esercito democratico dei movimenti sociali che si riuniscono al FAMA in Brasile, per difendere le acque, i territori e le sue popolazioni; l’ambito legislativo e le politiche di privatizzazione saranno negoziate nel 8º Forum Mondiale dell’Acqua convocato dal Consiglio Mondiale dell’Acqua che appoggia le corporazioni e istituzioni finanziarie (IFIS); come il loro fondatore, la Banca Mondiale.

I Forum Mondiali dell’Acqua (FMA)sono raduni triennali in cui si contratta sul tema della privatizzazione e commercializzazione dei beni comuni idrici, una fiera commerciale e un mezzo per promuovere la mercificazione e finanziarizzazione dell’acqua che, con la presunta partecipazione delle società civili, integra le linee di politiche pubbliche internazionali applicate nei diversi paesi, per mezzo dei suoi alleati di governo affini a linee neoliberali.

Dagli inizi nel 1997 a Marrakesh, gli FMA sono stati denunciati in maniera sistematica come spazi antidemocratici, dove le grandi multinazionali dell’acqua cercano di trarre beneficio da decisioni politiche, per la costruzione di mercati attorno alle risorse idriche. In questo proposito ricordiamo che l’FMA del 2006 in Messico e quello di Istanbul del 2009, hanno negato il riconoscimento dell’acqua come diritto fondamentale, definendola solo come una necessità umana di base all’interno di una logica per aspirare a condizioni di investimenti favorevoli per la privatizzazione.

Durante lultimo evento, che ha avuto luogo in Corea a Daegu & Gyeongbuk (2015), l’FMA ha lanciato un nuovo punto di vista: Scienza e Tecnologia come strategie per l’ “innovazione” sul campo politico dell’acqua,che favorisca l’accesso a nuovi mercati. In primo luogo, si focalizza principalmente attorno alla raccolta di informazioni sugli ecosistemi (Smart Technology Water), l’efficienza dell’uso dell’acqua e le tecnologie necessarie per affrontare i disastri conseguenti al cambiamento climatico.

Questa nuova strategia, oltre ad essere diretta esclusivamente da corporazioni e monopolizzata dalle grandi multinazionali, disconosce le alternative e le tradizioni ancestrali, storiche, pubbliche e comunitarie, che i popoli hanno costruito attorno all’acqua. Il dibattito internazionale in relazione alla gestione ed innovazioni tecnologiche dell’acqua, ignora l’ uso a servizio delle popolazioni, come fatto presente e ben argomentato dalla Rete di Valutazione Sociale delle Tecnologie in America Latina, che include gli/le scienziati/e compromessi/e con le società e i movimenti sociali, a cui si complementa il valido sostegno del Gruppo ETC2.

Contemporaneamente l’FMA promuove l’economia verde, considerata una buona opportunità di investimento e approfondisce la tematica della finanziarizzazione della natura (World Water Council, 2015). Due strategie che convergono per quanto riguarda una proposta di governo corporativo, un discorso che si traveste per camuffare il favorimento della privatizzazione, aprendo le porte a nuovi settori imprenditoriali nelle decisioni sulle risorse idriche.

Non è un caso che il buon governo nella Gestione Integrata delle Risorse Idriche sia considerata un’autorità di poco conto lasciando spazio di azione politica ad enti “più efficienti”, come usano di solito spacciarsi le corporazioni. Questo è un altro intento neoliberale di legittimare le sue imposizioni, che a suo tempo sono state abbattute dalla forza dei movimenti sociali internazionali, come la stessa proposta di economia verde del Programma dell’ONU per l’Ambiente- PNUMA- che nel 2012 è stata messa al bando in Brasile dal Vertice dei Popoli per la Giustizia Sociale e Ambientale in Difesa dei Beni Comuni, in contemporanea alla Conferenza Rio+20 delle Nazioni Unite.

Visto i rischi, le sfide del Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua non sono certo pochi. Partendo da quelli che sono i fatti che giustificano la necessità di questo dibattito nel continente Latinoamericano e nei Caraibi. Negli ultimi anni quest’area assiste ad un incremento dei conflitti per la gestione delle fonti idriche, come risultato dello sviluppo del modello neoliberale che, oltre consegnarle ad un sistema aziendale, fomenta l’estrattivismo e il settore agroindustriale, che implicano uno sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali – in particolare dell’acqua –  e che hanno forti conseguenze sulle condizioni di vita delle popolazioni e dell’ambiente. Ne consegue che i conflitti per le risorse d’acqua nascono, non dalla scarsità reale di risorse, bensì da una scarsità prodotta all’accaparramento, dall’inquinamento, dalla gestione, dal monopolio e dal mancato riconoscimento dei diritti ancestrali e comunitari.

A questo proposito è necessario che il FAMA prenda posizione di fronte all’accaparramento dei territori dei modelli estrattivisti, da quelli agricoli a quelli minerari- energetici e minerari. Sono ampiamente riconosciute le conseguenze di questi modelli sulle risorse idriche in questa regione. Sono passati due anni dal più grande disastro ambientale nella storia del Brasile, il crollo della diga Fundão, gestita dall’azienda mineraria Samarco, sotto controllo della Vale S.A e la anglo-australiana BHP Billinton.

Sessanta millioni di metri cubici di materia tossica diramati sul 650 chilometri lungo il fiume Doce, uccidendo più di 19 persone, distruggendo interi ecosistemi, trasformando un bellissimo territorio in un cimintero biologico. In Argentina negli ultimi tre anno sono stati registrati sversamenti sistematici di milioni di litri di cianuro e altri metalli pesanti nei fiumi della provincia di San Juan, sotto la responsabiità dell’impresa Barrick Gold. Sono innumerevoli i casi con conseguenze inconmensurabili sul territorio e sule popolazioni.

Un altro spunto di riflessione che si svilupperà al FAMA è il fenomeno che sta prendendo piede a livello mondiale, di riportare la gestione delle risorse d’acqua nelle mani di aziende pubbliche, togliendola alle gestioni private, a causa di crolli strutturali del sistema.

Negli ultimi sedici anni più di 235 città in 37 paesi hanno fatto questo passaggio.

Oggi più che mai è necessario riflettere sul concetto di pubblico, sopratutto quando accordi commerciali come il TISA (Trade In Service Agreement) impongono alle imprese statali di agire in ottica commerciale, snaturando i principi sociali (Barreto & Chavez, 2017).

In questo contesto diviene quindi una sfida promuovere e comprendere l’importanza delle organizzazioni comunitarie nella gestione dell’acqua. Diviene necessaria una reinterpretazione del concetto di pubblico anche più in generale.

Attualmente si contano 80.000 organizzazioni comunitarie di gestione dell’acqua in America Latina, che riforniscono circa 70 milioni di persone, che sono circa il 10% dell popolazione del continente.

Davanti all’emergenza e ridefinizione di quello che è pubblico, il modello comunitario rappresenta un modello di insegnamento basato su relazioni solidali e di reciprocità, dove il lavoro collettivo rispetta i cicli dell’acqua dei territori, in un’ottica di bene comune.

Il diritto fondamentale all’acqua, che rappresenta un importante trionfo da parte delle popolazioni nelle lotte in difesa dei beni comuni, viene ora messo in discussione.

Nuovi attori nel dibattito internazionale, soprattutto dopo che nel 2010 l’ONU riconosce questo diritto, hanno tentato di pilotare il linguaggio al fine di affermare che il diritto all’acqua può essere garantito da imprese private, come ad esempio il discorso demagogico del FMA, in cui si cerca di chiarire, in teoria, il suo significato e intento.

Detto ciò, una delle sfide più importanti consiste nel riappropriarci del significato di diritto fondamentale all’acqua, non solo in vista del suo mero accesso da parte degli essere umani, ma anche in un’ottica di protezione e cura dei cicli naturali, dei territori che garantiscono la permanenza e la dignità della vita. Diviene quindi necessario integrare a questi argomenti di dibattito e azioni di rivendicazione, un discorso sul diritto di sovranità dei popoli sulle decisioni, sull’utilizzo e l’impiego delle proprie acque e territori in un’ottica consuetudinaria, storica, culturale, spirituali e medicinale, e i forti legami di queste tematiche alla garanzia di alimenti e la permanenza sul territorio di migliaia di popolazioni che abitano in quest’area.

Senza alcun dubbio il FAMA sarà uno dei più importanti palchi di discussione del 2018 per lo sviluppo di questo tipo di riflessione e di molti altri ancora, per far fronte agli interessi delle corporazioni di privatizzazione, mercificazione e finanzializzazione della vita.

Si costituisce così un nuovo spazio per costruire nuove alternative e soluzioni democratiche sostenibili attorno alle tematiche sull’acqua. Un luogo dove consolidare le lotte sociali e ambientali, popolari e sovrane in America Latina come nel mondo, riconoscendo che il dialogo sull’acqua è un dialogo sulla vita.

L’ACQUA È UN DIRITTO, NON UNA MERCE.

http://atalc.org/2018/02/13/america-latina-caribe-defensa-del-agua/