Come le Nazioni Unite sostengono il processo di pace colombiano, è tempo di una soluzione? Tratto da “WPR – World politics review”

il: 2 marzo 2018

La scorsa settimana, il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres si è recato in Colombia per cercare di sostenere gli accordi di pace 2016 che hanno messo fine alla guerriglia, lascito doloroso della Guerra Fredda. La più lunga corsa al conflitto armato nell’emisfero occidentale ha messo in competizione lo stato e le forze armate marxiste rivoluzionarie della Colombia (FARC),  il più grande  fra i due gruppi di guerriglia marxisti che hanno combattuto l’esercito colombiano per più di mezzo secolo.

Ma in contrasto con il plauso e l’ottimismo della comunità internazionale che ha accolto l’accordo di pace – culminato con la consegna del Premio Nobel per la Pace 2016 al presidente colombiano Juan Manuel Santos – la visita di Guterres ha dato spazio ad una serie di preoccupazioni.

I membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono stati informati sugli attacchi dei ribelli alla sede economica colombiana solo qualche ora prima dell’arrivo di Guterres a Bogotà, da parte del suo rappresentante speciale per la Colombia Jean Arnauld (http://www.un.org/undpa/en/speeches-statements/10012018/colombia). Tali attacchi sono stati attuati dal gruppo guerrigliero ancora attivo, l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) https://www.worldpoliticsreview.com/articles/23658/colombia-s-other-insurgents-why-peace-with-the-eln-is-proving-elusive.

Il governo di Santos ha dato avvio ai negoziati di pace con il gruppo secondario dell’ELN non molto tempo dopo la firma dell’accordo di pace con le FARC, a sostegno della visione del presidente di un Paese finalmente pacificato dopo un conflitto apparentemente interminabile. Tale processo di pacificazione ha l’obiettivo di rimarginare le ferite economiche, sociali e umanitarie provocate dalla guerriglia.

I negoziati con l’ELN sono stati avviati lo scorso anno a Quito – la capitale dell’Ecuador – con grandi speranze, raggiungendo un traguardo importante lo scorso settembre, momento in cui i negoziatori hanno accettato una tregua che sarebbe durata da ottobre a gennaio. I negoziatori, che hanno preso una pausa a fine anno, hanno programmato una nuova riunione del tavolo alla fine della tregua. In questo momento, dopo 101 giorni di calma, improvvisamente l’ELN ha annunciato una nuova raffica di attacchi.

Il 10 gennaio, l’ELN ha condotto tre attacchi separati bombardando l’importante industria petrolifera, tra cui l’oleodotto chiave Cano Limon, che ha interrotto le operazioni di trasporto del petrolio per l’esportazione dalle aree interne della Colombia a un porto caraibico. In un altro attacco, i ribelli dell’ELN hanno lanciato delle granate contro una base navale, ferendo due soldati, e poi sparando e uccidendo due soldati colombiani.

Santos si è presentato alla televisione nazionale annunciando di aver richiamato  il proprio capo negoziatore da Quito per “valutare il futuro dei negoziati” http://abcnews.go.com/International/wireStory/cease-fire-colombia-rebels-expires-talks-continue-52257402.

Tre giorni dopo, mentre Guterres era in Colombia, i guerriglieri dell’ELN rapiscono un operaio petrolifero http://www.dw.com/en/colombias-eln-rebels-kidnap-oil-engineer/a-42138898.

Chiaramente, ciò che ha accolto il capo delle Nazioni Unite appena arrivato in Colombia differiva enormemente dall’immagine di tranquillità che Santos aveva immaginato. Guterres si è attenuto fedelmente al proprio scritto http://www.eltiempo.com/politica/proceso-de-paz/antonio-guterres-visito-zona-de-reincorporacion-en-mesetas-metas-170914 dichiarandosi profondamente toccato dall’entusiasmo trovato e cantando le lodi di Santos e degli ex guerriglieri delle FARC.

La pace in Colombia non resta che un miraggio: la violenza del primo anno dopo l’accordo di pace con le Farc ha causato lo sfollamento forzato di  oltre 115.000 persone.

Ma le prospettive della Colombia per porre una fine definitiva ai decenni di insurrezioni armate dipendono dalla capacità di saper integrare con successo gli ex combattenti FARC all’interno della società e dal mettere fine alla guerriglia dell’ELN (che si stima essere composta da circa 2.000 guerriglieri).  Tuttavia, entrambe le questioni ci mettono di fronte a notevoli ostacoli.

Mentre la Colombia ha compiuto eccezionali progressi nel processo di smantellamento delle FARC come forza armata e nella sua trasformazione in partito politico, la sorte di migliaia di membri dell’esercito è meno rincuorante. Le Nazioni Unite dichiarano che il 55% degli ex guerriglieri FARC che si era trasferito nei campi di transizione avrebbe abbandonato le strutture che erano state costruite per favorire il loro reinserimento nella società civile. Ci sono oltre 4.000 tra uomini e donne la cui posizione nel territorio e le cui attività sono sconosciute e sono oggetto di preoccupanti speculazioni.

Molti altri ex guerriglieri membri delle FARC si trovano in prigione, e anche in questo caso quello che sarà del loro futuro è tutt’altro che chiaro. Un numero sconosciuto di ex-FARC adesso fanno parte di quello che i colombiani chiamano “Bacrim”, dalla parola spagnola usata per indicare le bande armate. Sia ELN che i gruppi criminali Bacrim hanno occupato gli spazi liberati dalle FARC, dai quali controllavano numerosi canali strategici del territorio colombiano, costituendo una continua minaccia per le autorità e le comunità rurali https://www.insightcrime.org/investigations/inside-colombias-bacrim/. In aggiunta, si stima che altri 1000 combattenti FARC si siano uniti ai battaglioni dissidenti https://www.elespectador.com/noticias/paz/la-guerra-sigue-la-amenaza-de-los-disidentes-de-las-farc-articulo-716601 e che rifiutino di deporre le armi.

A dimostrazione del fatto che la pace rimane una sorta di miraggio, la violenza nel primo anno dopo l’accordo di pace ha provocato , in accordo con le cifre del governo, lo sfollamento di oltre 115.000 colombiani https://www.voanews.com/a/end-of-peace-deal-in-colombia-could-be-dangerous/4209547.html. I combattimenti del 2017 hanno provocato lo sfollamento di molte più persone rispetto a quelli del 2016.

Per quanto riguarda l’ELN, Santos ha descritto la decisione del gruppo di ritornare alla violenza come “inspiegabile https://www.reuters.com/article/us-colombia-rebels-ecuador/colombias-eln-rebels-resume-attacks-as-ceasefire-expires-idUSKBN1EZ1CG” e i leader dell’ELN hanno fatto gran poco per giustificare la propria decisione. Il capo negoziatore dell’ELN, Pablo Beltran, ha sostenuto che il gruppo ha bloccato gli accordi di tregua e che gli attacchi si sono verificati in “situazioni complesse”. Ha sostenuto che l’ELN rimangono interessate alla negoziazione di un nuovo cessate il fuoco.

Ma il dialogo con l’LN ha sempre posto sfide più complesse rispetto a quello con l’esercito delle FARC, più disciplinato e gerarchicamente ordinato. L’ELN, fondate dagli studenti universitari e preti cattolici profondamente in accordo con la teologia della liberazione, hanno un nucleo molto più ideologico. Un processo dall’alto al basso, per mezzo del quale i leader del gruppo sottoscrivono un accordo e i militanti lo rispettano, si dimostrerà più difficile da raggiungere. E complicando ulteriormente la questione, i negoziatori dell’ELN stanno avanzando richieste ambiziose per modificare indirettamente il modello economico della Colombia.  Molte di queste richieste vanno semplicemente al di là delle questioni dell’attuale governo, il quale rimarrà in carica ancora per qualche mese soltanto.

Mentre i colombiani si preparano per le nuove elezioni presidenziali programmate per il mese di maggio,  lo scontro con le ELN si è inasprito  ma non costituisce più una priorità per la maggioranza della popolazione, sfinita dal processo interminabile con le FARC. I combattimenti sono relegati alle aree rurali e molti dei colombiani vedono le ELN – che sono solo una piccola parte rispetto alla dimensione delle FARC – come una forza molto meno minacciosa.

Per molti la prospettiva del compromesso è a sua volta meno attraente rispetto all’idea di una vittoria strettamente militare. E con un nuovo colpo di scena le forze dell’ELN si sono recentemente scontrate con i gruppi dissidenti delle FARC, creando la prospettiva che i gruppi ribelli possano ulteriormente indebolirsi  a vicenda.

Per i negoziatori l’ELN il tempo sta per scadere. Santos è diventato un presidente impopolare. Il suo accordo di pace è stato un successo per la comunità internazionale, ma molti colombiani sono profondamente scettici. Una vittoria a maggio da parte del Centro Democratico, il partito creato dal precedente presidente Alvaro Uribe, la componente più critica del paese nei confronti degli accordi di pace sottoscritti con le FARC, potrebbe anche causare una conseguente mobilitazione militare per schiacciare le ELN.

Non c’è da meravigliarsi se il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha voluto dare una piccola spinta al processo di pace in Colombia. Dopo tutto permangono grandi ostacoli al cammino verso una pace duratura. Nel frattempo, nonostante la fine del conflitto armato in atto da 52 anni sia stata da tempo proclamata, gli scontri tra i soldati colombiani e i ribelli marxisti continuano.

(Traduzione di Camilla Fava, Yaku).