DONNE PER UNA PACE BENE COMUNE: per approfondire

il: 1 aprile 2018

“Donne per la Pace Bene Comune tra Italia e Colombia” è un progetto di un percorso di interscambio fra realtà trentine, italiane e colombiane, per contribuire alla cultura di genere e valorizzare il ruolo delle donne per la pace e i beni comuni, rafforzando enti ed associazioni di entrambi i Paesi e sostenendo in Colombia  il processo di Pace.

Il processo di pace in Colombia

La costruzione della pace e la messa in discussione delle cause che stanno alla radice dell’estrema povertà, del conflitto armato e delle condizioni di iniquità e diseguaglianza che caratterizzano vaste aree del Paese – legate a doppia mandata all’economia estrattivista della Colombia – rendono le donne impegnate in attività di attivismo sociale e politico, obiettivi estremamente sensibili. I dati parlano – nel panorama di centinaia di uccisioni annuali di difensori dei diritti umani ed ambientali – che ogni 19 giorni una donna leader comunitaria o difensora di diritti umani ed ambientali sia ammazzata in Colombia. Dall’altra, sono proprio le donne che storicamente in Colombia stanno sfidando un sistema di accaparramento di risorse – acqua e terra, petrolio, minerali, agroindustria – alimentato dalla presenza di eserciti paramilitari, che affonda le radici in una cultura patriarcale e machista. Le donne – così come la comunità LGTBI – diventano doppiamente simboliche nel panorama sociale e politico  della Colombia e dell’intera America latina. Emblema delle comunità resistenti che territorialmente cercano di difendere spazi di vita e di riconversione ecologica, culture ancestrali e beni comuni, lottando per la costruzione della Pace dal basso.

BIOGRAFIE DELEGATE COLOMBIANE

Brevi biografie

Juliana Chaparro Hernández

E’ parte  della Commision Intereclesial de Justicia y Paz, delegata dalla stessa Comissione per essere rappresentata in Italia insieme alle altre referenti comunitarie per il progetto di Interscambio tra Italia e Colombia promosso da Yaku “Donne per una Pace Bene Comune”.  Ha realizzato studi di ricerca in Biologia e Antropologia all’Università della Salle a Bogotà, con approfondimenti  sullo sviluppo rurale e ordinamento territoriale. Per la Commissione Juliana si occupa di studi di ricerca di impatto ambientale causati da progetti minerario-energetici, agroindustriali, e infrastrutturali; le sue analisi nascono da una ricerca collaborativa con le comunità indigene, afrodiscedenti e contadine colpite da tali attività.  Alle denunce che Juliana ha portato avanti attraverso la Commissione di Giustizia e Pace, hanno fatto seguito alcune azioni legali, amministrative e di controllo da parte delle autorità competenti colombiane. In particolare per i danni ambientali causati dalle multinazionali del petrolio in Putumayo nella Zona di Riserva Campesina de La Perla Amazonica e nelle comunità Nasa,  per i conflitti agroindustriali nel Meta e Chocò, per lo sfruttamento minerario in Meta, Chocò e Antiochia, per i progetti infrastrutturali in Valle del Cauca. Juliana insieme alle comunità colpite dai conflitti, ha lavorato anche all’elaborazione e all’attuazione di proposte alternative di produzione agricola promosse dai movimenti comunitari di donne e  promuovendo una collaborazione orizzontale con le comunità indigene e afrodiscedenti. Proposte che si sono sviluppate nel quadro del dialogo all’Avana durante gli Accordi di Pace (punto 1) e che trovano difficile attuazione all’interno del lungo percorso del processo di Pace in Colombia.

Nidiria Ruiz Medina è una antropologa che viene da Puerto Merizalde, nel Municipio di Puerto Buenaventura. Ha dedicato la sua vita alla formazione delle donne, anche in veste di rappresentante del Consiglio Comunitario della popolazione afrodiscendente della Cuenca del Rio Naya, nella zona meridionale della regione pacifica della Colombia.

E’ impegnata nella promozione e nella difesa dei diritti umani  ed ambientali nel suo territorio, un’attività organizzativa che sviluppa anche con la Rete CONPAZ – Costruendo Pace nei Territori – una rete che raggruppa oltre 140 comunità della Colombia impegnate nell’applicazione dal basso degli Accordi di Pace. Nidiria è anche parte dell’associazione AINI, che significa “Fonte di primavera di fiori”, un’organizzazione composta della donne delle 64 comunità afro del Bajo Naya, “perchè il ruolo della donna rurale è fondamentale nella costruzione della pace nella misura in cui ogni giorno ci rendiamo conto dell’importanza di lottare per spazi di partecipazione. Solo così possiamo essere presenti ed incisive nei meccanismi di costruzione della pace, così come d’altronde viene previsto dalla legge. Nonostante le sfide  importanti che questo ruolo di rappresentanza politica mi impone – in relazione al conflitto sociale e all’appartenere ad una popolazione storicamente vittimizzata – riesco insieme alle mie compagne a costruire meccanismi di resistenza dentro un territorio dominato dall’emarginazione sociale, dalla povertà e da un’endemica mancanza di servizi”.

Attraverso la ASOCIACIÓN AINI e LA RED CONPAZ , Nidiria e compagne si sono impegnate nel promuovere un protagonismo femminile che sia portatore di un modello di giustizia e verità nei processi e nella soluzione del conflitto armato. Per questo, hanno sviluppato percorsi di formazione ed educazione nelle comunità dove la donna rurale ed afro abbia un ruolo centrale.

Magola Aranda nasce nella regione del Putumayo, a Puerto Lequizamo, il 25 maggio del 1965. La sua infanzia trascorre fra i boschi incontaminati della selva amazzonica, dove entra in contatto e conosce le culture indigene, che vede gradatamente private di territori e diritti e sottoposte a forte violenza, a causa dell’avanzare del narcotraffico e degli appezzamenti coltivati con la coca.  Negli anni Ottanta il Putumayo diventa il teatro del conflitto armato, e parallelamente, delle grandi mobilitazioni sociali. In quegli anni iniziava il lungo processo di decomposizione sociale che andava colpendo in particolare le comunità rurali. A questa situazione si sommava lo storico abbandono dello Stato, la cui unica presenza si connotava per la forza pubblica repressiva. Le difficili condizioni socioeconomiche, l’iniquo accesso alla terra, la mancanza di servizi basici – acqua potabile, energia, comunicazione, case degne e sane; l’impossibilità di avere garanzie di diritti per educazione, cultura, sport, hanno generato processi di protesta, repressi nella violenza, ieri come oggi. E’ stato n quel momento – durante il quale gli assassinii e i continui sfollamenti forzati rendono evidente una situazione  di violazioni di diritti umani insostenibile – che Malgola decide di entrare a far parte dell’attivismo politico locale.

Per approfondire:

Leadership e ruoli della donne nel conflitto e nel processo di pace.

In tutto il processo di riorganizzazione sociale, comunitaria e di ricerca continua della pace, le donne in Colombia hanno svolto un ruolo fondamentale. Più di metà delle milioni di vittime del conflitto colombiano- oltre 250.000 morti, fra i 7 e i 10 milioni di sfollati interni, un numero imprecisato di violazioni di diritti umani e violenze di genere – sono state donne. Spesso rimaste le uniche referenti di comunità e famiglie a causa dell’acuirsi del conflitto che ha provocato l’assassinio, la sparizione, l’incarcerazione e l’esilio, di centinai di compagni – le donne nelle comunità hanno dovuto farsi carico dell’economia famigliare, riportando ferite profonde nel corpo e nell’anima che non hanno ricevuto alcuna cura. Donne che sono diventate centro delle vite della comunità e organizzativa, costruendo una leadership per la difesa della vita, del territorio, l’ambiente e la cultura contadina, in contrapposizione alla cultura del narcotraffico e del conflitto che si basa su stereotipi di genere e la violenza patriarcale. Con l’incremento dei movimenti contadini e delle piantagioni di coca del 1996, emergono leadership femminili che impiegano il loro lavoro per la difesa dei diritti nei processi pratici per la sostituzione volontaria delle coltivazioni di coca, graduale e concordata in cerca di economia legali. Ma all’espansione delle piantagioni illecite, della coltivazione intensiva e dello sfruttamento minerario e petrolifero, sono seguite violenze fisiche, sessuali e psicologiche da parte di diversi attori – da quelli armati, che hanno usato spesso il corpo delle donne come territorio di guerra – a lavoratori stranieri importanti in massa dalle multinazionali in territori ristretti, alla violenza domestica. L’arrivo delle fumigazioni delle areee con il glifosato e la sua dispersione – parte dei programmi di lotta al narcotraffico appoggiate dal Plan Colombia statunitense, che nascondeva spesso operazioni di accaparramento dei territori – hanno avuto anch’essi forti conseguenze sulla salute delle donne: numerosi sono i racconti di decine di aborti a causa dell’inquinamento da glifosato, così come come da quello prodotto dalle imprese petrolifere.Preso atto di tutti questi impatti, le donne continuano ad essere le principali promotrici nella ricerca di soluzioni mediate per il conflitto sociale e armato del paese. Con la firma degli Accordi di Pace fra il Governo Nazionale e le FRAC-EP – che prevedono uno sguardo di genere fra i punti dell’accordo – si sono costituite Commissioni di Genere per promuovere proposte di fronte al possesso ed intitolazione delle terre, lo sviluppo e la produzione di coltivazioni alternative il rafforzamento dello spazio femminile negli scenari di partecipazione locale e regionale, la redistribuzione delle economie per donne e uomini evidenziando il contributo di ognuno, partendo dalle economia legali che salvaguardino l’ambiente, proteggano le coltivazioni e le tradizioni culturali e si collochino nella cornice della Commissione per la verità sulle violazioni in tema di genere del conflitto armato. Nonostante il ruolo delle donne nel panorama del processo di pace sia stato descritto inizialmente esclusivamente come quello di vittima del conflitto armato, la comprensione del loro reale apporto come soggetto politico e di diritto ha permesso di sviluppare un impianto strategico connesso con il diritto alla verità, alla giustizia, ad un equo risarcimento, alla garanzia di non reiterazione dei reati. Parallelamente, si sono rafforzate le mobilitazioni di donne nel Paese ed il loro progressivo riconoscimento come attrici fondamentali nella costruzione della pace.  Di fronte all’acquisizione di un ruolo di protagonismo che trascende l’ambito domestico, e alle rivendicazioni di genere da loro prodotte, le donne colombiane si stanno definendo come agri di trasformazione e difensore del proprio territorio e delle comunità. La capacità di incidere politicamente si è delineata attraverso ambiti significativi come lo sviluppo di strategie di comunicazione collettiva, la formazione attorno a diritti ambientali e comunitari, la lotta per la difesa dell’acqua e il riconoscimento della titolarità delle terre.

Il ruolo dell’università pubblica nel conflitto e nel processo di pace

L’università pubblica è l’occasione per generare legittimazione territoriale per le comunità, svliluppo e giustizia. Per tanto quindi, la costruzione della pace sul territorio: oltre al “decalogo di impegni delle università pubbliche per la Pace”, presentato nel 2016 dallo  SUE – Sistema Universitario Statale che include 32 delle principali università pubbliche della Colombia – La Comisión de Justicia y Paz sta promuovendo un progetto di educazione superiore e tecnologica che posso giungere nei territori più profondamente impattati dal conflitto armato. Questa proposta – conosciuto come Università della Pace – promuove un modello di educazione pubblica per il settore rurale che risponda alle esigenze e alle sfide di ricostruzione delle campagne e al consolidamento di una reale democrazia sociale ed ambientale. Lo stesso percorso di costruzione partecipata di questo modello, contribuisce a partecipare al risanamento psicofisico e culturale di comunità che negli ultimi 50 anni hanno vissuto solo violenza e mancanza di diritti. L’idea è che attraverso le Università della Pace si possano trasformare le condizioni strutturali che hanno facilitato fino ad oggi il resistere di sacche di profonda povertà ed esclusione, facilitando dall’altra il convergere di diversi attori per una mutua collaborazione verso il cambiamento ed il miglioramento delle condizioni delle popolazioni e dell’ambiente.