La protezione dei difensori dei diritti umani nelle attività di cooperazione internazionale allo sviluppo

il: 19 novembre 2018

Nel 2018 ricorre il 70esimo anniversario della Dichiarazione Universale sui Diritti Umani, il 20esimo anniversario della dichiarazione ONU sui difensori/e dei diritti umani, e il 25esimo anniversario della dichiarazione di Vienna e il programma d’azione. Questi strumenti sono stati cruciali per riconoscere i diritti fondamentali in tutto il mondo e il ruolo che i difensori/e dei diritti umani svolgono nel proteggere questi diritti, garantendo uno sviluppo equo e sostenibile per tutti e tutte.

Nonostante siano stati compiuti numerosi passi in avanti, i difensori/e dei diritti umani si ritrovano ad affrontare rischi sempre maggiori e attacchi violenti sempre più frequenti. Sono sotto attacco soprattutto coloro che si battono per la difesa dei diritti della terra, dell’ambiente e dei popoli indigeni. I progetti di sviluppo possono essere uno strumento potente attraverso cui incentivare la promozione dei diritti umani, ma troppo spesso proprio le attività condotte nel nome dello sviluppo non tengono in conto in maniera efficace dell’impatto per quanto riguarda i diritti umani, e finiscono per accrescere i rischi per i difensori/e. In questo contesto giova ricordare come il nostro paese si sia impegnato in sostegno ai difensori dei diritti umani sia nel quadro della presidenza OSCE 2018 con l’organizzazione, tra l’altro di un workshop internazionale sulle buone pratiche di difesa dei difensori dei diritti umani, svoltosi a Roma presso il MAECI nel giugno scorso. Sia inserendo tra i “pledge” per la propria candidatura al seggio triennale, l’impegno a sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani, sia articolando all’interno del Piano di Azione Nazionale su Imprese e Diritti Umani una serie di indicazioni rispetto al ruolo delle imprese nel proteggere e riconoscere il ruolo centrale dei difensori e difensore nelle “best practices” imprenditoriali.

Alla luce di questo, la campagna “Defenders in Development”, sostenuta in Italia dalla rete In Difesa Di – Per i diritti umani e chi li difende – chiede all’Italia e tutti gli altri Paesi di responsabilizzare le banche e i fondi di sviluppo, per garantire che:

1) i progetti di sviluppo e cooperazione supportino realmente i diritti umani ed evitino di causare o contribuire a ulteriori abusi;

2) promuovano un ambiente favorevole per la partecipazione pubblica all’interno di processi di sviluppo;

3) si proteggano i difensori/e dei diritti umani. I difensori/e dei diritti umani sono una forza critica per la protezione dei diritti umani e sono attori fondamentali per il successo di altre iniziative globali come l’Agenda per lo sviluppo sostenibile verso il 2030.

L’importante lavoro dei difensori/e dei diritti umani è stato più volte riconosciuto dall’Italia, anche a livello internazionale nel contesto della candidatura italiana al Consiglio Diritti Umani dell’ONU, e a livello nazionale con l’approvazione di una risoluzione sui difensori/e dei diritti umani nel gennaio 2017. Inoltre attraverso la Dichiarazione sul Diritto allo Sviluppo, gli Stati firmatari hanno concordato sul fatto che lo sviluppo economico non possa prescindere dal rispetto e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, sulla base del “diritto all’auto-determinazione” e una “partecipazione attiva, libera e significativa” delle persone e dei popoli. I difensori/e dei diritti umani svolgono dunque un ruolo cruciale nella realizzazione del diritto allo sviluppo.

Nonostante la crescente consapevolezza sul ruolo dei difensori/e nello sviluppo sostenibile, il costo umano della difesa dei diritti umani resta vergognosamente alto. Chi difende i diritti della terra, dell’ambiente o dei popoli indigeni – diritti spesso violati nel contesto di attività di sviluppo e investimenti – è particolarmente a rischio. Questi difensori/e sono spesso stigmatizzati, accusati di essere “contrari allo sviluppo”, criminalizzati, a questo porta a minacce e attacchi fisici. Rischiano inoltre di essere uccisi con frequenza molto più alta rispetto ad altri tipi di difensori/e. Dall’adozione della dichiarazione sui difensori/e dei diritti umani nel 1998, circa 3500 difensori/e sono stati assassinati a causa del loro impegno pacifico per difendere i diritti umani. Nel 2017, sono stati uccisi almeno 312 difensori/e; il 67 % delle vittime lavorava per la difesa della terra e dell’ambiente nel contesto di grandi investimenti, industrie estrattive e mega-business. Per le donne difensore e altri gruppi marginalizzati, ci sono anche ulteriori rischi di essere minacciate/i e attaccate/i. La Dichiarazione sui Difensori/e dei diritti umani riconosce che chiunque ha il diritto a “promuovere e impegnarsi per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e le libertà fondamentali.” Di particolare importanza per i processi di sviluppo, la Dichiarazione afferma il diritto a un accesso effettivo alla partecipazione in affari pubblici, presentando critiche o proposte alternative. Inoltre sottolinea che “tutti i membri della comunità internazionale dovrebbero rispettare – individualmente e collettivamente – l’obbligo solenne di promuovere e incoraggiare il rispetto per i diritti umani e le libertà fondamentali per tutti/e senza alcuna distinzione o discriminazione, riaffermando la speciale importanza del rispetto di quest’obbligo da parte della cooperazione internazionale. Purtroppo, troppo spesso gli interventi di sviluppo sono programmati e implementati senza sufficiente considerazione delle implicazioni, del contesto e della situazione dei diritti umani. Ad esempio, le misure di austerity spesso portano a un ridotto accesso a servizi essenziali; riforme economiche possono peggiorare il problema del land-grabbing; progetti di infrastrutture possono portare a conflitti sociali.

Mentre le istituzioni finanziarie di sviluppo e molti Paesi sulla carta si sono impegnati a garantire maggiore trasparenza e partecipazione, nella realtà spesso le decisioni su interventi di sviluppo vengono prese senza un’effettiva partecipazione della società civile, e i progetti sono imposti alle comunità senza il loro consenso o consultazione. Quando non si garantisce sufficiente attenzione alla partecipazione comunitaria e ai diritti umani, anche gli interventi che partono con le migliori intenzioni possono provocare conflitti, corruzione e discriminazione.

L’Italia e gli altri Paesi hanno l’obbligo di garantire il rispetto e la protezione dei diritti umani, e un ambiente favorevole in cui i difensori/e possano svolgere il loro lavoro.

Quest’obbligo include azioni per implementare o finanziare attività di sviluppo con le banche multilaterali e fondi di sviluppo. Le banche multilaterali di sviluppo stesse hanno obbligazioni in relazione ai diritti umani e possono svolgere un ruolo cruciale nell’assicurarsi che i loro investimenti non stiano causando o contribuendo a minacce e attacchi contro i difensori. Le banche multilaterali di sviluppo esercitano un’influenza significativa attraverso gli investimenti nei progetti, la promozione di certe politiche e certi standard. Per questo – a livello locale e nazionale – possono determinare le condizioni e le modalità con cui gli individui e le comunità direttamente interessati da progetti e investimenti sono coinvolti nei processi di sviluppo.

La campagna “Defenders in Development” chiede pertanto alle banche di multilaterali di sviluppo, agli Stati e altri attori dello sviluppo di intraprendere tutte le azioni necessarie per assicurarsi che i loro interventi supportino la realizzazione dei diritti umani, senza causare o contribuire ad abusi dei diritti umani, e che promuovano spazi sicuri per le comunità e la società civile per partecipare e influire sui processi di sviluppo, esercitando le proprie libertà fondamentali.

Questo include lo sviluppo di “policy” sui difensori/e dei diritti umani e protocolli per prevenire e rispondere ai rischi di attacchi, assicurando accesso significativo all’informazione, e un forte processo di consultazione dei popoli indigeni e delle comunità con garanzie di un consenso libero, previo e informato. Le banche multilaterali di sviluppo dovrebbero inoltre condurre “due diligence” riguardo i diritti umani, per identificare e rispondere a rischi relativi a violazioni dei diritti umani in tutte le loro attività e durante l’intera durata del progetto, e analizzare anche l’impatto nel lungo-termine che potrebbe esserci anche dopo la conclusione dei progetti. Le banche e i fondi di sviluppo devono garantire meccanismi efficaci, attraverso cui i difensori/e possono – in totale sicurezza – allertare su rischi di tensione sociale, conflitti, attacchi. Inoltre sottolineiamo la responsabilità di banche e fondi di sviluppo – attraverso la loro ricerca, comunicazione pubblica e il dialogo con Stati e settore privato – di promuovere un ambiente favorevole alla partecipazione pubblica e accountability, e far sì che la popolazione abbia gli strumenti e le conduzioni per dettare la propria agenda di sviluppo e responsabilizzare i loro governi, gli investitori, il settore privato, le banche di sviluppo e gli altri attori coinvolti.

Come azionari e investitori delle banche di sviluppo, anche attraverso le istituzioni dell’Unione Europea, l’Italia e gli altri governi devono impegnarsi maggiormente per assicurarsi che le banche e fondi di sviluppo rispettino i diritti umani e promuovano uno sviluppo sostenibile in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Riconosciamo il positivo impegno dell’Italia verso i difensori/e dei diritti umani, e per questo ritentiamo essenziale garantire che le azioni di alcune banche di sviluppo in cui investiamo e partecipiamo siano pienamente coerenti al riguardo, ad esempio: 1) Intraprendendo azioni urgenti per mettere in pratica le riforme suggerite in questa lettera e promuovere un ambiente sicuro e positivo per i difensori/e dei diritti umani e per una significativa partecipazione pubblica ai processi di sviluppo; 2) Sfruttando l’opportunità di questi importanti anniversari relativi ai diritti umani per sottolineare il ruolo critico che i difensori/e dei diritti umani svolgono nell’assicurare uno sviluppo effettivo, equo e sostenibile. 3) Impegnandosi pubblicamente a intraprendere tutte le misure necessarie per assicurarsi che le politiche di sviluppo e cooperazione dell’Italia, gli investimenti e altre attività rispettino e proteggano i diritti umani, prevengano le aggressioni, e diano garanzie di protezione ai difensori/e. La rete In Difesa Di – per i diritti umani e chi li difende, composta da oltre 40 organizzazioni della società civile italiana tra cui AOI e altre ONG di cooperazione e solidarietà internazionale, insieme agli altri partecipanti della campagna “Defenders in Development Campaign”, ringrazia per l’attenzione auspicando di avere presto un riscontro e l’opportunità di un incontro, per discutere insieme questo tema ed esplorare possibili modi per sostenere e proteggere i difensori/e dei diritti umani nel contesto di interventi di sviluppo e cooperazione.

  • Il 15 ottobre, la rete In Difesa Di – che sostiene la campagna internazionale Defenders in Development – ha inviato questa lettera all’attenzione della Direzione III – Rapporti Finanziari Internazionali del MEF; la Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo, MAECI; la Direzione Generale Affari Politici, MAECI; e, per conoscenza, al DGAP – Ufficio Diritti Umani, MAECI.
  • Per maggiori info, qui il sito della campagna internazionale Defenders in Development: https://rightsindevelopment.org/our-work/hrd/