Marielle Franco, parla la sorella: «Mi ha preparata a prendere il suo posto»

il: 14 Marzo 2019

A un anno dalla morte sono stati arrestati due sospetti esecutori dell’omicidio dell’attivista brasiliana Marielle Franco. Ma per Amnesty Brasil questo non basta. Mentre la sorella ricorda la sua storia con Osservatorio Diritti e commenta la politica del presidente Bolsonaro.

Il 12 marzo, esattamente due giorni prima del 1° anniversario della morte di Marielle Franco, uccisa a Rio de Janeiro, in Brasiledue ex agenti della polizia militare sono stati arrestati con il sospetto di essere coinvolti nell’omicidio dell’attivista per i diritti umani. Secondo l’accusa, Ronnie Lessa, agente in pensione, sarebbe la persona che ha sparato, mentre Elcio Vieira de Queiroz avrebbe guidato l’auto da cui sono stati esplosi i colpi. «Ogni passo avanti è molto importante, ma come famiglia ci domandiamo chi e perché ha ordinato di ammazzare mia sorella». Questa la dichiarazione a caldo di Anielle Franco a Radio Cbn.

In un’intervista a Osservatorio Diritti, Anielle ha spiegato come ancora non può credere a quello che hanno fatto a Marielle.

«Non avrei mai immaginato che sarebbe successo. Siamo cresciute in mezzo alla povertà, dove le donne, normalmente, non godono del minimo rispetto. Un giorno, avevamo più o meno dieci anni, abbiamo notato un uomo che stava picchiando sua moglie. Non ci abbiamo pensato due volte e gli siamo saltate addosso per fermarlo. Ora che mi soffermo a riflettere, è stata lei che mi ha preparata ad essere dove sono, a prendere il suo posto».

Marielle Franco: Amnesty International Brasil vuole risposte

Sono passati 365 giorni da quando hanno ucciso Marielle Franco, ma, al momento, anche se sono arrestati i presunti esecutori, sui mandanti non si sa nulla. Per Jurema Werneckdirettrice generale di Amnesty International Brasil, «l’arresto di queste due persone è solo il primo step. Ci fa piacere vedere come la polizia si stia impegnando per dare un volto ai killer di Marielle, ma questo non è il punto di arrivo, bensì di partenza».

«Quello che vogliamo sapere è chi ha ordinato l’omicidio e il motivo. Anche perché ci sono ancora molte domande a cui non è stata data una risposta. Secondo alcuni giornali locali, per esempio, sia la pistola sia i proiettili con cui è stata ammazzata Marielle provengono dalla polizia. Chi li ha rubati, se sono stati rubati? Chi li ha fatti avere ai sicari? E che misure sono state prese per risolvere il caso?».

Queste sono solo alcune delle questioni rimaste in sospeso. Nel corso di dell’ultimo anno sono emerse molte negligenze rispetto all’inchiesta. Anche per questo «Amnesty continua a ritenere necessaria un’indagine indipendente», ribadisce Werneck.

Storia di Marielle Franco: donna, femminista, nera, lesbica, di sinistra

Donna, nera, nata in una favela di Rio de Janeiro. Femminista, lesbica, di sinistra. Era la cria da Maré (la figlia di Maré, la sua favela). L’attivista per i diritti umani e delle persone Lgbtè stata uccisa in pieno centro la sera del 14 marzo 2018. Aveva 38 anni. In prima linea nel denunciare gli abusi della polizia e le esecuzioni extragiudiziali nei quartieri più poveri della città, nel 2016 era stata eletta consigliera comunale a Rio per il Psol (Partito Socialismo e Libertà).

È stata freddata con quattro colpi di pistola alla testa mentre era in auto. Era appena uscita da un dibattito alla Casa das Pretas (Casa delle donne nere), per affrontare il problema della violenza sulle donne afroamericane nelle favelas. Nell’agguato ha perso la vita anche il suo autista, Anderson Pedro Gomes, mentre la sua collaboratrice, seduta di fianco a lei, è rimasta ferita.

 

Da Osservatoriodiritti.it