Colombia, nasce una nuova Minga

il: 20 Ottobre 2020

La risposta da parte dei gruppi indigeni all’aumento della violenza e all’ostilità del governo Duque

L’aumento della violenza durante la presidenza Duque, al pari del non rispetto degli accordi di pace con la guerriglia delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) del 2016 e il continuo aumento dello sfruttamento di risorse naturali ha portato le comunità colombiane ad indire una nuova Minga indigena, uno spazio di discussione, mobilitazione e protesta tipico dei popoli indigeni del dipartimento del Cauca, nella Colombia sud-occidentale.

Il Cauca è una regione storicamente e attualmente colpita dalla violenza strutturale del paese. La firma degli accordi di pace tra FARC e governo colombiano non hanno fermato la violenza e le stragi perpetrate all’interno del paese. Sono 67, secondo Indepaz, i massacri avvenuti in Colombia dall’inizio dell’anno (dato aggiornato al 10 ottobre), di cui ben nove avvenuti nel Cauca, che diventa il secondo dipartimento più colpito.

Lunedì 12 ottobre i rappresentanti della Minga hanno incontrato i portavoce del governo a Cali, senza però ottenere ciò che per i manifestanti è di importanza fondamentale: un incontro pubblico con il presidente Duque.

Si succedono i tentativi del governo nello screditare le rivendicazioni dei gruppi indigeni e delle mobilitazioni popolari. Lo scontro apertosi tra governo e comunità indigene sul modello di sviluppo e gestione della Colombia, dalle politiche di estrattivismo alla gestione della pandemia di coronavirus ribadiscono la natura politica dell’iniziativa. Il governo e la parte conservatrice del paese continuano ad accusare la minga di presentare infiltrazioni di gruppi illegali al suo interno, facendo riferimento alle dissidenze FARC e all’Ejercito de liberaciòn nacional (ELN), principale gruppo guerrigliero ancora attivo in alcune zone del paese, tra cui in aree ad alta presenza indigena. Una delle istanze più forte presentate dai componenti della minga riguarda l’avvio di un processo di pace con l’ELN, istanzaad oggi del tutto ignorata da parte del governo.   

Il muro innalzato da Duque ha dato via alla volontà di marciare il 14 ottobre a Bogotà, allo scopo di incontrare il presidente e, in caso di rifiuto di quest’ultimo, di bloccare la strada Panamericana come forma di protesta. La marcia della minga prevede varie tappe in diverse città colombiane (Armenia – Fusagasugá – Soacha), con arrivo previsto a Bogotà il 19 ottobre per unirsi il 21 ottobre alla giornata di Paro Nacional organizzato nella capitale. Così, 7000 indigeni hanno iniziato il loro viaggio su 200 chivas (tradizionali mezzi di trasporto colombiani ed andini) per reclamare a gran voce il loro diritto a una vita dignitosa, senza violenze e sfruttamento. La mobilitazione ha raggiunto la capitale con un giorno di anticipo domenica 18 ottobre; intanto, la Minga ha ricevuto supporto politico dalla principale forza di opposizione di sinistra Colombia Humana, guidata dal rivale di Duque alle elezioni del 2018 Gustavo Petro. Inoltre, il partito Fuerza Alternativa Revolucionaria de Colombia (FARC, nato dall’accordo di pace con l’omonimo gruppo guerrigliero), ha annunciato che si unirà alla Minga indigena e al Paro nacional il 21 ottobre, dopo la recente notizia dell’ennesimo assassinio di un ex-guerrigliero FARC (si contano 234 omicidi di questo tipo dagli accordi di pace del 2016).

Raggiunta la centrale Plaza Bolívar di Bogotá, sede dei principali palazzi del governo colombiano, la marcia indigena ha iniziato una prima giornata di proteste contro Duque. In questo contesto, i manifestanti hanno simbolicamente sottoposto Duque e il governo a un giudizio politico, i quali minacciano la vita e la sopravvivenza dei popoli e comunità indigene.

Feliciano Valencia, senatore indigeno colombiano, ha riportato su twitter la frase che meglio esprime l’anima della mobilitazione: “Se Duque non viene dalla Minga, la Minga va dove è Duque.”.