L’appello di centri sociali del Nordest e Adl Cobas, dalla manifestazione del Lido alla richiesta dei portuali di Genova: con la Freedom Flotilla, per fermare armi e complicità con Israele.
La manifestazione di sabato scorso al Lido di Venezia è stata una straordinaria dimostrazione di forza collettiva: un segnale potente di opposizione radicale allo Stato genocida di Israele e all’intero apparato politico-istituzionale che alimenta e sostiene il regime di guerra globale.
Sempre più chiaramente, la lotta del popolo palestinese segna una linea di demarcazione netta: da una parte chi sostiene il “diritto di esistere” di un popolo, dall’altra chi continua a nascondersi dietro ambiguità, doppi standard e il cerchiobottismo tipico del dibattito politico italiano ed europeo.
Quasi per uno scherzo del destino, nelle stesse ore in cui a Venezia scendevamo in piazza, anche l’altra gloriosa repubblica marinara del passato – Genova – si mobilitava in massa per sostenere la partenza della Gaza Sumud Flotilla, diretta verso la Gaza assediata.
Nel capoluogo ligure, da mesi i portuali portano avanti una lotta esemplare: impedire, con scioperi e blocchi mirati, il transito nei porti di navi cariche di armamenti destinati a Israele.
Una lotta che si è fatta centrale a livello globale, estendendosi ad altri snodi della logistica militare e colpendo in modo efficace i colossi del trasporto navale, come Maersk, complici diretti del genocidio in corso.
Proprio da Genova, sabato sera, è giunto un messaggio forte e chiaro: «Se toccano la Gaza Sumud Flotilla, dal porto di Genova non uscirà più un chiodo. Siamo pronti a bloccare l’Europa».
Raccogliamo senza esitazioni questo appello.
Dichiariamo fin da subito che se la Flotilla sarà fermata, ci mobiliteremo per bloccare il porto di Venezia. È lì che continueremo la nostra azione, trasformando lo sdegno in azione diretta, la solidarietà in disobbedienza.
Le minacce del ministro israeliano di estrema destra Ben-Gvir – «Li tratteremo come terroristi» – lasciano poco spazio all’illusione. Ma è proprio per questo che dobbiamo essere presenti e ci muoveremo con determinazione.
Chiamiamo fin da ora tutte le persone che hanno camminato al nostro fianco sabato scorso, i lavoratori e le lavoratrici del porto di Venezia a tenere alta l’attenzione e la mobilitazione. I riflettori che abbiamo acceso sulla Palestina non devono spegnersi, perché finché c’è quella luce, c’è possibilità di resistenza. E noi non abbiamo intenzione di smettere.
Centri sociali del Nordest-Adl Cobas

