Pubblicazioni

DONNE IN DIFESA DI – UNA GUIDA

a cura di Yaku

 

Più di altri progetti di cooperazione internazionale che come Yaku abbiamo intrapreso in vari Paesi latinoamericani, “Donne In Difesa – Colombia” è stato un percorso che ha messo con forza in discussione le nostre precedenti convinzioni.
Progetto pensato ed elaborato nell’alveo della rete “In Difesa Di, per i diritti e per chi li difende” – una piattaforma di più di quaranta organizzazioni impegnate nella difesa delle persone difensore minacciate per il proprio attivismo – Donne In Difesa Di ha coinvolto per tre anni circa 800 donne colombiane appartenenti a comunità indigene, contadine ed afrodiscendenti in resistenza. E ha contribuito all’integrità
di tre attiviste che stavano vivendo una vita di minacce e paure, per il
loro attivismo e visibilità politica.
Ci siamo messi in gioco, assieme ai nostri partner locali della Commissione Interecclesiale Justicia y Paz Colombia. E abbiamo capito quanto il panorama della geopolitica dell’accaparramento contro difensore e difensori di diritti umani stava cambiando, di pari passo con l’avanzata delle strategie iperestrattiviste nei territori più ricchi di risorse, e quindi più esposte a dinamiche di spoliazione e di conquista.
E’  stato necessario prendere atto che quanto avevamo appreso e studiato sui sistemi di protezione sviluppati da istituzioni e Ong in difesa di donne difensore dei diritti umani ed ambientali, era inadatto ad un contesto complicato come quello colombiano.
I protocolli che prevedevano l’allontanamento di attiviste, leader comunitarie, difensore ambientali, luchadoras per la vita e la dignità, dai propri territori e la loro temporanea dislocazione in cittadine europee, non erano più sufficienti. E spesso, la reazione di queste donne coraggiose sotto minaccia nell’essere allontanate dai propri gruppi, dalla famiglia, dai territori d’origine, è stata quella di sentirsi sicuramente più sicure, ma meno utili alla loro causa.
La presente guida è dunque una piccola pubblicazione che prova a contribuire alla descrizione dei panorami di lotta e resistenza delle donne nei territori in conflitto

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LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI E LE TEMPORARY RELOCATIONS

a cura della Rete In Difesa Di per i Diritti Umani e chi li Difende

Redatto da Stefano Filippini Maggio 2021

La figura del difensore dei diritti umani è riconosciuta dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Difensori dei diritti umani del 1999, la quale sancisce i diritti di ogni individuo di lottare pacificamente per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a livello nazionale ed internazionale1 . La Dichiarazione non concerne solamente il lavoro degli Human Rights Defenders, ma anche i doveri degli stati; difatti, le entità statali sono obbligate a garantire la promozione, l’implementazione e la protezione di tutti i diritti umani., oltre che a garantire i diritti di tutte quelle persone minacciate come conseguenza del loro diritto di difesa e promozione dei diritti umani garantito dalla Dichiarazione stessa. Secondo il report annuale di Front Line Defenders2 , almeno 331 difensori e difensore dei diritti umani sono stati uccisi a causa del loro lavoro nel 2020. Il 69% dei casi riguarda attivisti per i diritti della terra, dell’ambiente e dei popoli indigeni. La Colombia da sola conta 177 omicidi, il 53% del totale dei casi riportati. L’impunità è stata la norma, mentre nella maggior parte dei casi gli omicidi sono stati preceduti da aggressive campagne di diffamazione online e offline con l’obiettivo di screditare il lavoro dei difensori e difensore dei diritti umani. In ogni regione del mondo, l’arresto e la detenzione hanno continuato a rappresentare le più comuni violazioni utilizzate per danneggiare o bloccare il lavoro dei difensori e delle difensore. Oltre alla legislazione sempre più restrittiva introdotta come risposta alla pandemia, varie altre leggi pensate per limitare il lavoro e la sicurezza dei difensori dei diritti umani e della società civile sono state approvate nello stesso contesto. L’avvento della pandemia di Covid-19 non ha solo rappresentato nuove minacce e pericoli per il lavoro dei difensori e difensore dei diritti umani, ma anche nuove responsabilità nei confronti delle proprie comunità. Difatti, dove i governi nazionali sono stati assenti o hanno sottovalutato gli effetti distruttivi del Covid-19. i difensori e le difensore hanno ricoperto un ruolo di educazione alle regole base per prevenire la contrazione del virus. Nonostante ciò, i governi nazionali non hanno incluso i difensori e le difensore nei “lavoratori essenziali”, ed hanno continuato ad essere puniti e perseguitati per la loro attività. Allo stesso modo, vari paesi hanno deciso di rilasciare una parte rilevante dei loro detenuti in carcere, come conseguenza della facile circolazione del virus in questo ambiente. Nonostante ciò, i difensori e difensore dei diritti umani non sono stati rilasciati, continuando a scontare la loro pena in prigione.

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LA VISIONE DELL’ACQUA

“Nell’anno 2000, la privatizzazione dell’acqua in Bolivia arrivò a offrire uno spettacolo degno del Guinness dei primati. Nella regione boliviana di Cochabamba l’acqua fu privatizzata, compresa l’acqua della pioggia. Ci fu allora un’insurrezione popolare, e la sommossa cacciò dal paese l’impresa californiana che aveva avuto l’acqua in regalo, con pioggia e tutto, e aveva portato le tariffe alle stelle. A Cochabamba scorse il sangue, però la dignità popolare recuperò, lottando, il più indispensabile dei beni di questo mondo.Quello fu un segnale d’allarme per tutti, da tutte le parti. Per questa strada, dove andremo a finire? Cosa pretenderanno, adesso, i padroni del potere universale? Vorrano imporci la privatizzazione dell’aria? Ci sarà da pagare per avere il diritto di respirare? Non ci sono limiti alle assurdità pretese dal sistema dominante? Quattro anni dopo la sommossa popolare di Cochabamba, nell’anno 2004, in Uruguay si tenne un referendum sull’acqua: affare di pochi o diritto di tutti?”.

Con l’introduzione del grande scrittore Eduardo Galeano, un libro prodotto da Yaku sulle lotte in difesa dell’acqua e dei beni comuni, dall’America latina all’Italia.

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I TERRITORI, LA MINIERA E NOI

Nel libro guida “I territori, la miniera e noi” a cura di Tatiana Roa Avedaño, Rosa Emilia Bermùndez Rico e Karol Ivonne Zambrano Corredor si sottolinea come la difesa del territorio in Colombia oggi faccia i conti con l’estrattivismo. Una pratica che coincide con il deturpamento del territorio, lo sfruttamento incondizionato delle risorse naturali e lo sradicamento delle comunità. Per promuovere un modello economico neoliberista, le industrie e gli interessi pubblici e privati che vi ruotano attorno hanno bisogno di sradicare e delocalizzare le comunità. Minacciare, colpire e criminalizzare chi si oppone a questo modello economico rientra in un’intenzionale strategia politica basata sulla violenza.

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COLOMBIA: CONTESTO POLITICO E MOVIMENTI

All’interno del corso Processi di Pace, organizzato in collaborazione con il Centro per la Cooperazione Internazionale e il Centro Studi Difesa Civile, Yaku ha presentato un approfondimento sul contesto socio politico e i movimenti colombiani, per leggere il conflitto civile durato più di 50 anni e il processo di pace che dal 2016 ha coinvolto il Paese. A partire dalla ricostruzione della situazione attuale di questo processo sono stati forniti gli elementi socio-politici per comprendere il ruolo dei diversi attori protagonisti del cambiamento

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