L’aereo da Bogotà a Saravena è di quelli con le eliche, un bimotore che sembra d’altri tempi. Quando mi siedo al mio posto, nella stretta fusoliera, al mio fianco c’è una giovane indigena, schiva, con un neonato in braccio che invece mi sorride.
Andrea dorme abbracciato alla sua borsa di pezza piena di ogni suo bene: microfoni, registratori, deadcat, pelosi microfoni antivento (mai nome fu più azzeccato) per realizzare l’audio documentario del nostro viaggio nel territorio sagrado del Popolo Nación U’wa.
