BOLIVIA: LE NOSTRE VOCI NON RESTERANNO IN SILENZIO NEL MEZZO DI UNA GUERRA PATRIARCALE.

il: 8 Marzo 2020

8 marzo giorno mondiale della donna pubblichiamo – (parzialmente tradotto) il saggio di Claudia Lopez, (boliviana, protagonista della guerra dell’acqua di Cochambamba nel 2000, adesso ricercatrice presso l’Università di Sociologia di Puebla, Messico assistita dalla Prof. Raquel Guttierez Aguilar.).

Il saggio apre una luce femminista indicando una via alternativa all’attuale contrapposizione politica in Bolivia tra le destre boliviane e la sinistra progressita di Evo Morales.

Sfidare la paura unite
Lunedì 23 dicembre a pochi giorni dalla fine del 2019 un gruppo di donne di differenti organizzazioni, alcune femministe, altre universitarie, artiste, tutte in lotta, hanno rotto il silenzio e sono scese in piazza del centro cochabambino per gridare “No non resteremo più in silenzio, non accetteremo ancora minacce di abusi e violenze sui nostri corpi”
Strette per mano, in fila, coperte di colori, fiori, maschere, e solida fermezza, siamo scese a esprimere i nostri sentimenti perché fino a quel momento la crisi solo ha diffuso odio, incertezza, paura, e violenza, in una polarizzazione confusa che in primo luogo colpisce le donne in diverse forme.

In molte siamo rimaste in silenzio sulla scena pubblica per lungo tempo.”Il silenzio mi sta asfissiando” ha detto più di una di noi quando ci siamo riunite per organizzare l’azione. Nel pomeriggio di questo lunedì soleggiato , ci siamo riuniti in una piazzola per scrivere le “nostre parole” su cartelli che esprimevano quanto questa logica di guerra sta producendo. Disarmare la guerra per noi significa smascherare i limiti de la supposta tregua della pacificazione ottenuta a certi livelli della disputa politica e non nella realtà quotidiana che continua ad essere condizionata dalla violenza. Iniziando da qui abbiamo convocato, attraverso una chiave concettuale che si è ripetuta non solo nell’ultimo “parlamento delle donne” organizzato per la Articulación Wañuchun Machocracia (Muerte a las machocracia) ma anche in alcuni degli incontri tra donne: “La violencia de los machos nos está llevando al tacho”1.


Nei momenti delle crisi, diffuse nell’ultimo conflitto, una delle sensazioni permanenti è stata quella di stare connesse a una dinamica aggressiva, ciò che non ci ha fatto accettare l’insieme di quanto stava accadendo. Senza dubbio tra tanta confusione, abbiamo individuato un alemento costante: la parola “violazione” come linguaggio, mandato e pratica di ambo la parti politiche polarizzate ci conferma anche che la logica di guerra è contro le donne, i giovani, i bambini di tutte le età. Per questo avvertiamo il pericolo sella sua naturalizzazione e vogliamo politicizzarne il significato.


“Le donne si organizzeranno e tutta questa guerra sarà disarmata”
(“Las mujeres nos organizaremos y a toda esta guerra la desarmaremos”),

E’ il grido che ci ha convocato in piazza 14 settembre in cui abbiamo addobbato un alero di natale con le nostre parole: “Noganchis” che significa “noi tutti inclusi”. Per le donne e le organizzazioni di femministe de la Llajta, denuciare listaurazione di una guerra violenta non è solo una necessità, è una urgenza vitale “Ni Evo nos salvó, ni el motoquero nos protegió, ni la policía nos cuidó. Nosotras nos cuidamos, nosotras nos protegemos” – Ne Evo ci ha salvato, né la forza pubblica locale ci ha protetto, né la polizia si è presa cura di noi” hanno urlato le più giovani durante l’iniziativa pubblica.

Noi donne siamo decise a continuare il dialogo tra di noi, e per questo ci prendiamo cura e nutriamo glia spazi in cui possiamo esprime le nostre proprie forme politiche. All’inizio di questo anno abbiamo organizzato un’assemblea di analisi della congiuntura per ascoltarci e perché sentiamo la necessità di costruire una nostra propria narrativa di qianto è accaduto durante la crisi. No è stato un esercizio facile perché siamo coscienti che la logica polarizzante riguarda diversi livelli di sensibilità della comprensione e della realtà. Il rompicapo non è completo. Siamo quindi decise a politicizzarsi nella differenza e da cui continuiamo a mobilitarci denunciando l’estensione de la mediazione coloniale e patriarcale.

Continuando il corso delle mobilitazioni, il 6 e il 7 febbraio abbiamo organizzato due giornate: la prima per ridare dignità alle donne “cholas” – contadine delle ande indigene – che sono state violentate dalla autonominata Resistencia Juvenil Cochala (RJC) un esercito politico autonomo e apartitico di riconoscimento dei nostri lignaggi in un contesto che tende a essenzializzare l’uso della pollera (gonna tradizionale delle cholite)

continua a leggere la versione originale di Claudia Lopez