Il fiume in lotta. In Colombia vincono Petro e Francia.

il: 20 Giugno 2022

Domenica 19 di giugno, dalle 8.00 alle 16.00, i colombiani sono andati a votare per il ballottaggio delle presidenziali. Pioveva di brutto in quasi tutte le città principali, ma nonostante questo quasi il 60% degli aventi diritto si sono recati alle urne per eleggere Gustavo Petro presidente, e Francia Marquez vicepresidenta.

La coppia sorprendente- lui ex guerrigliero, politico di sinistra e referente del partito Colombia Humana (che si allarga fino al centro sinistra ) – lei difensora ambientale afrodiscendente , già vincitrice del premio Goldman per l’ecologia – ha convinto più di 11 milioni di elettori che il programma di cambiamento, di giustizia sociale e di appoggio alle comunità indigene, contadine ed afro del Paese, sarebbe stato realizzabile. 

Avranno 4 anni, Gustavo e Francia, per dare alla Colombia un futuro diverso da quello che ha vissuto negli ultimi 200 anni: narcogoverni, paramilitarismo, estrattivismo e la guerra interna più lunga e sanguinosa del continente latinoamericano ; tassi di povertà, fame e violenza da fare paura. Ma una capacità di auto organizzazione e resistenza di organizzazioni di base – nelle quali il protagonismo delle donne è un dato – che alla fine ha pagato.

Petro e Francia vincono di misura al secondo turno contro un personaggio emblema della peggiore destra imprenditoriale e razzista – un Rodolpho Hernandez già sindaco di Bucaramanga dove di fatto ha fondato il suo impero speculativo, che di è guadagnato (andandone fiero) l’epiteto di Trump colombiano. 

Gustavo Petro aveva già provato a correre alle presidenziali. Ma il massiccio muro difensivo uribista – il ventennio di governo presieduto da Alvaro Uribe, come presidente e attraverso i suoi successori, Juan Manuel Santos e l’ultimo Ivan Duque – non aveva mai mostrato crepe, impedendo ogni possibile cambiamento in un Paese al secondo posto al mondo per omicidi selettivi contro leader politici, comunitari ed attiviste/i sociali. 

Ma per Francia Marquez è stata la prima volta: la prima vicepresidenta della Colombia è un’attivista per i diritti civili ed ambientali della regione del cauca. 

Francia Elena Márquez Mina, originaria della vereda Yolombó —un quartiere afro de La Toma, del municipio de Suárez – viene dal nord del Cauca.

Vincitrice del premio Nazionale per i Diritti Umani nel 2015 e del Premio Goldman nel 2018 è l’emblema delle lotte di riscatto di tutte le donne delle comunità colombiane, latinoamericane, del mondo: “Sono parte di un processo, di una storia di lotta e di resistenza che ha iniziato con i miei avi trascinati dalla loro terra in catene. Sono parte di quella lotta delle donne che usano il loro amore materno per proteggere il territorio come spazio vitale, che alzano la voce per fermare la distruzione dei fiumi, dei boschi delle montagne”. 

Noi di Yaku condividiamo la gioia immensa di quella parte del popolo colombiano che ha lottato e che crede nella giustizia sociale, ambientale e nel diritto della Madre Terra.

Abbiamo l’onore di camminare insieme alle comunità del Cauca e del Pacifico da tanti anni, e di lavorare insieme alle donne delle comunità afro, contadine ed indigene per la difesa dell’ambiente, dei diritti e di chi li difende.

Traiamo ancora una volta insegnamento dalla resistenza e dalla capacità di credere nel sogno che i popoli “desde abajo” ci dimostrano ogni giorno.

Guardiamo con occhi consapevoli il ciclo storico che fa dell’America latina – ancora una volta – il laboratorio politico virtuoso e vivido, mentre l’Europa si consegna con inerzia a pezzi piccoli e grandi, ai fascismi del capitalismo, delle armi e della speculazione.

Mentre viviamo la peggiore crisi idrica del secolo, la vittoria colombiana e il sorriso di Francia Marquez sono come l’acqua di un torrente di montagna: coraggioso, imprescindibile per la vita; di infinita bellezza. 

Adelante, 

Yaku